Il rapporto degli italiani con la televisione resta stabile, con una quota complessiva pari al 93,2% dell’utenza. Un rapporto che però si basa sull’uso della tv via internet che in parte bilancia il calo della fruizione della televisione nazionale. A dirlo è il 21° Rapporto sulla comunicazione, presentato il 28 aprile a Roma e realizzato con la collaborazione di Intesa Sanpaolo, Mediaset, Rai e Tv2000. Secondo i dati (relativi all’anno 2025) cala del 3,6% la fruizione della televisione tradizionale, che si ferma al 79,5% degli utenti italiani. Al contempo, però cresce la televisione via internet: la web tv ha raggiunto il 62% (+3,6%) degli utenti, la mobile tv il 38,6% (+3,7%). Stabile la tv satellitare con il 47,8% degli utenti.
DIGITALE VERSO LA SATURAZIONE
Consolidato, ormai, il ruolo dei internet per gli italiani (90,4% degli utenti, +0,3% sul 2024). Gli utilizzatori degli smartphone sono il 90,3%, quelli dei social network si attestano all’86,2%. «In entrambi i casi l’incremento è nel segno della stabilità (circa un punto percentuale in più)». Sul fronte social media si registra però il primo lieve calo tra i giovani: il 74,8% dichiara di utilizzare Instagram (-3,3% nel 2024); il 76,9% è utente di YouTube (77,6% dell’anno precedente), mentre cresce TikTok (64,5% vs 64,2%). Risulta inoltre in espansione il mondo delle piattaforme di videogiochi (seguito dal 39,7%).
L’INFORMAZIONE
Tre le fonti principali di informazione: i telegiornali (43,9% dell’utenza, -3,8%), Facebook (33,1%, -3,3%) e i motori di ricerca (23,2%, sostanzialmente stabile rispetto al 2024). In flessione sia i siti di informazione (-2,5%, 14,7%) che le televisioni all news (-2,3%, 16,6%). I quotidiani online vedono una fruizione pari solo al 29,9% (-0,5%), mentre scendono in maniera significativa i siti web d’informazione (-4,3%, 56,7%). Tengono relativamente meglio i social network: TikTok (-1,9%, 12,5% dell’utenza) e Instagram (-1,2%, 15,5%). 7 italiani su 10 che usano i social includono i reel nell’universo dell’informazione; il 23,6% li considera intrinsecamente superficiali e per il 21,3% sono distrazioni che solo raramente producono conoscenza autentica, ma per il 18,6% sono più immediati, per il 13,1% più coinvolgenti, per il 9,8% più accessibili, per l’8,2% complementari alle fonti tradizionali.
LA REPUTATION DEI MEDIA
Il 66,4% della popolazione verifica sempre, spesso o a volte la veridicità delle notizie diffuse dai media principali; il 59,5% cerca di evitare di informarsi attraverso i media più diffusi; il 58,0% (di cui il 23,1% sempre o spesso e il 34,9% a volte) legge come vengono riportate le notizie dai media più diffusi per scovare le interpretazioni ideologiche. Emerge anche una tendenza a informarsi non in maniera acritica o ingenua: il 60,6% si informa sempre, spesso o a volte su temi di cui i media più diffusi parlano poco o niente; il 64,6% ha l’abitudine di verificare le notizie riportate dai media indipendenti o dalle fonti alternative. Il 49,1% della popolazione ha l’abitudine di seguire autori su temi specifici perché condividono la loro visione del mondo, il 52,2% usa sempre, spesso o a volte i social per trovare interpretazioni indipendenti, mentre la fetta di persone che paga per avere informazione indipendente è il 25,5% (tra chi lo fa sempre, spesso o a volte).
EFFETTI COLLATERALI
Il 54,8% degli italiani dichiara di non aver mai sentito l’esigenza di prendersi una pausa dai social network, ma il 38,1% degli italiani ha invece avvertito l’esigenza di farlo, limitando il tempo di utilizzo, disattivando o eliminando l’account, o disinstallando le app (tuttavia solo il 15,3% lo fa regolarmente). Tra coloro che hanno avvertito tale esigenza, il 25,6% indica come motivazione l’eccessiva distrazione rispetto alle attività quotidiane. Emergono, però, le community online, “non luoghi” che offrono opportunità di socializzazione e di costruzione di identità collettive: il 17,9% degli italiani afferma di far parte o aver fatto parte di una community digitale. Gli utenti più attivi appartengono alla fascia 45-64 anni. Impossibile non citare anche il ruolo dell’intelligenza artificiale: il 61,6% degli italiani dichiara che non si sentirebbe a proprio agio a informarsi attraverso un mezzo interamente generato dall’IA; ma non si può sottovalutare quel 34,8% che si dice favorevole. Di queste, il 30,1% si dichiara disposto a farlo a patto che i contenuti siano supervisionati da esseri umani. Tra coloro che si sono dimostrati contrari, le ragioni sono attribuite sia al rischio di disinformazione o fake news (34,8%), sia perché si tende ancora a dare maggiore valore ad un prodotto creato dagli uomini (26,8%).
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