Il Tar del Lazio ha confermato la multa da oltre 14 milioni di euro comminata da Agcom a Cloudflare per non aver adottato le misure necessarie per contrastare l’uso dei propri servizi per la diffusione di contenuti illeciti. Il Tar ha confermato la decisione di Agcom respingendo i ricorsi di Cloudflare Inc. e della sua rappresentante Cloudflare Portugal Unipessoal Lda (sentenze N. 13201/2026 e 13202/2026 del 17 luglio 2026). .
Il caso risale al gennaio di quest’anno, quando Agcom notificò a Cloudflare una sanzione da oltre 14 milioni di euro per «l’inottemperanza all’ordine impartito con delibera n. 49/25/CONS». Cloudflare avrebbe dovuto disabilitare l’accesso a contenuti pirata in attuazione della Legge antipirateria. Al contrario, la società non ha adottato alcuna contromisura. A seguito della notifica, il Ceo di Cloudflare, Matthew Prince, aveva accusato Agcom di censura minacciando l’intero Paese Italia di interrompere i propri servizi. Successivamente, la protesta si era trasferita nelle sedi opportune, con il ricorso davanti al Tar del Lazio. Qui, Cloudflare aveva contestato la competenza di Agcom a vigilare e infliggere sanzioni, che sarebbero spettate – secondo Cloudflare – all’Autorità nazionale di regolazione del settore del Portogallo (Anacom), Stato membro in cui ha sede Cloudflare Portugal (rappresentante legale di Cloudflare Inc.). Argomentazione respinta dal Tar, secondo il quale la Legge antipirateria affida tali poteri ad Agcom. Anche l’ammontare della multa è stato ritenuto corretto e proporzionato sulla base dell’esigenza di reprimere l’illecito e la capacità patrimoniale della stessa Cloudflare (la normativa prevede sanzioni fino al 2% del fatturato, in questo caso è stata pari all’1%).
Cloudflare aveva anche dichiarato di essere estranea «rispetto al danno macroeconomico arrecato al settore». Il Tar ha respinto anche questa tesi: «Da un lato, il danno citato funge da parametro di contesto per valutare l’offensività della violazione; dall’altro, sussiste un nesso causale tra la condotta della ricorrente e il pregiudizio al mercato. Come rilevato nell’atto impugnato, Cloudflare è coinvolta in circa il 70% dei provvedimenti adottati dall’Autorità a tutela del diritto d’autore. Ne consegue che, data la sua posizione di assoluta preminenza nell’offerta di un servizio che consente ai siti pirata di aggirare gli ordini di blocco, l’inottemperanza della Società si qualifica all’evidenza come grave, perché contribuisce al pregiudizio economico arrecato al mercato nazionale».
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