BBC ha ancora molta strada da fare in termini di rappresentazione e inclusività. Non si tratta di una battaglia “woke”, ma di rispondere a una precisa missione di servizio pubblico, indicata nella Royal Charter: rappresentare gruppi e comunità nei propri contenuti in modo accurato e autentico. E sebbene molta strada sia stata fatta, altra è ancora da percorrere e va di pari passo con la necessità di reperire risorse adeguate e e adeguati strumenti di misurazione. Questo emerge dall’indagine Independent Thematic Review of portrayal and representation of the UK in BBC content commissionata dal board ad Anne Morrison, ex presidente di BAFTA, e a Chris Banatvala, consulente media indipendente, sulla raffigurazione e rappresentazione nei contenuti del servizio pubblico.
NON BASTANO I NUMERI
Per rappresentazione (representation) si intende se e quanto un gruppo sia mostrato o incluso in contenuti BBC; per “raffigurazione” (portrayal) come il gruppo viene rappresentato. Una distinzione fatta proprio in virtù di quanto richiesto nella Royal Charter a BBC, ovvero «rappresentare e raffigurare in modo accurato e autentico le vite delle persone in UK». L’indagine ha coinvolto oltre 100 persone dentro e fuori BBC: i risultati evidenziano sì dei cambiamenti significativi in termini di rappresentazione, che comprendono anche maggiori investimenti regionali, un incremento della rappresentazione di voci off e on air e una raffigurazione più autentica al momento delle commissioni. Ci sono però delle aree da migliorare e queste riguardano proprio la misurazione della rappresentazione nei contenuti BBC e un potenziamento di decisioni “locali” e quindi più vicini alle comunità non solo Londra-centriche. Il rapporto ha inoltre evidenziato a ogni modo un numero superiore di uomini rispetto alle donne nella programmazione informativa, nazionale e factual. Inoltre, il gap diventa ancora più evidente tra presentatori di età più avanzata.
LE FORME DI DIVERSITÀ
Secondo l’indagine, quando si parla di diversity, BBC tende a concentrarsi su temi quale razza, disabilità e «per certi versi» rappresentanza femminile. Riferimenti geografici e di classi sociali sembrano essere meno considerati. Questo perché, spiega il rapporto, l’approccio di BBC alla diversity si basa sulle nove “caratteristiche protette” indicate dall’ Equality Act del 2010 (età, disabilità, cambio di sesso, matrimonio o unione civile, gravidanza e maternità, razza – che comprende colore, nazionalità, etnia o nazionalità di origine -, religione o credo, sesso, orientamento sessuale) nato però per combattere la discriminazione sul posto di lavoro e non per definire i contenuti trasmessi. Secondo i ricercatori occorre tenere conto anche di come le stesse audience definiscono sé stesse, ovvero «per prima cosa e prima di tutto sulla base dei propri valori, relazioni familiari e condizione mentale (come salute mentale, temperamento) piuttosto che nelle classiche categorie demografiche».
Per gli adulti britannici «nazionalità (si intendono le Nations, Scozia, Galles e Irlanda del Nord, ndr) e luogo di provenienza o di residenza attuale sono più importanti dell’etnia, dell’età, delle opinioni politiche, delle credenze religiose, dell’orientamento sessuale, della lingua e della classe sociale nel modo in cui vedono se stessi». Da qui il suggerimento a BBC di «dare priorità alla diversità, intesa come varietà di opinioni e punti di vista, piuttosto che a un approccio basato esclusivamente sulle caratteristiche». La rappresentazione inoltre passa anche per la normalizzazione: «le persone e le comunità vogliono essere rappresentate in modo da sentirsi accettate, “normali” nella società». Servirebbero dunque nuove modalità di misurazione in termini di rappresentazione e raffigurazione, introducendo anche il background geografico.
LA QUESTIONE ECONOMICA
La rappresentazione della diversity nelle comunità britanniche dovrebbe avvenire a un livello più ampio, per esempio attraverso l’uso di persone che scrivano o realizzino programmi dalle stesse caratteristiche demografiche rappresentate. «Dovrebbe dare priorità alla diversità di pensiero e di prospettiva rispetto a un approccio basato sulle caratteristiche e garantire la normalizzazione di tutte le comunità nei suoi contenuti». E questo deve passare dai programmi più popolari «nonostante le pressioni internazionali». Ecco, appunto, lo snodo economico, riconosciuto dai ricercatori: «con la serialità che richiede coproduzioni internazionali per essere finanziata, BBC ha regolarmente a che fare con partner che hanno esclusivamente aspirazioni commerciali e nessun obbligo di esercizio pubblico. Insieme alla riduzione dei budget di BBC questa diventa una pressione costante nel momento in cui i coproduttori spingono per star in ruoli chiave nel lanciare serie piuttosto che assumersi rischi su talent meno conosciuti e diversi», ha dichiarato per esempio Kevin Lygo, direttore generale di ITV.
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