Autori preoccupati per il DDL FdI contro film e serie che parlano di criminalità

La proposta di legge vuole introdurre il reato di apologia di “fatti, metodi, principi o comportamenti propri delle associazioni criminali di tipo mafioso”
Ispirato all'omonimo romanzo di Roberto Saviano, Gomorra ha raccontato senza sconti il mondo della criminalità (©Jule Hering/ Sky)

100autori (Associazione dell’Autorialità Cinetelevisiva), AIDAC (Associazione Italiana Dialoghisti Adattatori Cinetelevisivi), AIR3 (Associazione Italiana Registi ANAC – Associazione Nazionale Autori Cinematografici), ANAC ( Associazione Nazionale Autori Cinematografici) e WGI (Writers Guild Italia) esprimono viva preoccupazione per il ddl presentato da Fratelli d’Italia che vorrebbe introdurre nel codice penale il reato di apologia di “fatti, metodi, principi o comportamenti propri delle associazioni criminali di tipo mafioso”. «Nell’introdurre la norma la deputata Varchi fa esplicito riferimento tra l’altro alla produzione e diffusione alle serie televisive che mitizzano personaggi reali o immaginari delle varie associazioni criminali di stampo mafioso lasciando intendere che le narrazioni audiovisive possano “istigare concretamente taluno a commettere tali reati”». Il testo, estensione dell’articolo 416 bis, prevede una pena fino a tre anni di carcere e una multa fino a 10mila euro.

«Nel rispetto dei principi costituzionali di libertà di espressione, crediamo necessario affermare una posizione chiara rispetto ad una proposta di legge che introduce una logica censoria, e legittima possibili forme di controllo editoriale sulle opere audiovisive. Riteniamo essenziale il diritto di cinema e audiovisivo di poter affrontare ogni aspetto, anche il più controverso, della realtà, per proporre agli spettatori una narrazione del passato e del presente del Paese il più possibile libera, diversificata, scomoda e plurale. Chiediamo quindi a tutte le forze politiche di opporsi a questo disegno di legge censorio e di improntare l’annunciata riforma del settore alla massima tutela della libertà di espressione».

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