Auditel/Ipsos-Doxa: per i giovani la tv è di famiglia

Presentato a Milano il Secondo Rapporto Auditel-Ipsos Doxa, La meglio (tele)gioventù: ecco come il mezzo televisivo affianca il ciclo di vita dei 18-34 enni
Paolo Lugiato (direttore generale Auditel) e Nando Pagnoncelli (presidente di Ipsos-Doxa). Foto: ©Auditel

Se lo scorso anno Auditel e Ipsos-Doxa avevano ridefinito il target 65-74 anni attraverso i dati della Ricerca di Base Auditel (oltre 500.000 indirizzi estratti ogni anno, 20.000 interviste nelle case degli italiani), in questo Secondo Rapporto Auditel-Ipsos Doxa il focus sono i giovani 18-34 anni. Il Rapporto è stato presentato oggi a Milano, presso la Veneranda Fabbrica del Duomo, da Paolo Lugiato, direttore generale Auditel e Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Doxa. La meglio (tele)gioventù, questo il titolo del rapporto, evidenzia come il mezzo televisivo resti nella vita anche dei più giovani, in modalità ibrida, ma resistente.

Spiega Paolo Lugiato, direttore di Auditel: «I giovani integrano la televisione in un ecosistema ampio di consumi mediali, dove convivono piattaforme internazionali e broadcaster tradizionali e dove il lineare e l’on demand non si elidono ma si completano. In sintesi, questa generazione non è perduta per la TV (anzi!). Non è distratta. Non è indifferente. È semplicemente più esigente, più selettiva, più abituata alla scelta».

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GIOVANI E TV: LE TRE FASI 
Una doverosa premessa: l’universo dei giovani 18-34 anni in Italia è in calo. Si tratta di 10,3 milioni di individui (-900mila rispetto al 2015). All’interno di questo gruppo, si evidenziano tre percorsi di vita distinti, che nel Rapporto vengono spiegati attraverso la metafora del nido. Da una parte chi è ancora nel nido, e dunque vive nella famiglia di origine (63%, con un’età media intorno ai 24,1 anni), dall’altra coloro che “hanno spiccato il volo” (37%), che si dividono in due sottogruppi: chi ha spiccato il volo ed è indipendente (62%, 28,8 anni di età media) e chi ha spiccato il volo ed è diventato genitore, creando un nuovo nido (38%, 30,7 anni di età media).

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Si potrebbe dire che la tv, per questo target, sia di famiglia: c’è chi la mette in pausa “durante il volo”, nel momento in cui esce dalla casa di origine, ma lo schermo – una volta formata la propria famiglia – torna nella vita di tutti i giorni. In quelli che Auditel-Ipsos Doxa chiamano “nuovi nidi” sette televisori su 10 sono connessi a internet, ma la quasi totalità (oltre 9 su 10) è collegata anche all’antenna. Lineare e on-demand non si escludono, tanto che i broadcaster in streaming hanno più che raddoppiato i loro utenti giovani dal 2019 a oggi.

BVOD, L’OFFERTA CHE ACCOMPAGNA
Lo streaming, naturalmente, è presente tra le famiglie di giovani o con giovani: se ne rileva almeno uno a pagamento, se non di più. Il 65% dei giovani in volo ne ha almeno uno, il dato più alto tra gli insiemi analizzati, a fronte di un 40% della media nazionale. Il dato cresce tra i 18-34enni indipendenti e senza figli: si riscontra una media di 2,1 servizi; e il 19% ne ha 3 o più. In linea con la media nazionale (1,8) la presenza nei nidi giovanissimi: 1,9. I ricercatori lo spiegano con la presenza di figli piccoli e meno tempo a disposizione per esplorare i cataloghi, optando pertanto sulla tv lineare.

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Quasi uno su tre, poi, utilizza i servizi streaming dei broadcaster (non a caso sempre più streamcaster), con tassi di crescita ampi. Particolarmente interessante il dato riguardante i nidi giovanissimi (le nuove famiglie): la percentuale di utenti a servizi BVOD è passata dal 4% al 29% in 6 anni. Accessibilità gratuita o a basso costo, insieme alla varietà dei contenuti sembrano essere le ragioni di questa scelta.

DOVE SI GUARDA LA TV
I giovani in volo collocano il televisore prevalentemente in soggiorno (51% contro una media nazionale del 39%), i nidi giovanissimi preferiscono la camera da letto (29% contro una media nazionale del 23%). E se i televisori nelle case dei giovani tendono ad essere connessi alla rete, è interessante notare che sono collegati anche all’antenna tv, a maggior ragione se si tratta di nuovi nidi (93%).

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CONNESSIONE 
In un Italia dove la banda larga è presente nel 67% delle famiglie, anche il fenomeno della connessione smartphone only tra i giovani viene ridimensionato. Tra i 18-34enni hanno una connessione a banda larga l’87% degli appartenenti ai cosiddetti “nidi che non si svuotano” e l’81% dei nuovi nidi “giovanissimi”. Più bassa, ma sempre sopra la media, 73% l’uso tra i giovani in volo, segno che avere una connessione da smartphone sembra essere transitoria, il tempo di stabilirsi nelle proprie nuove case.

10 ANNI IN TV
Secondo il Rapporto negli ultimi 10 anni il numero di schermi televisivi nelle case degli italiani è aumentato di 2,8 milioni di unità, per un totale di 44,3 milioni (25,4 milioni di Smart TV e 18,9 milioni di televisori tradizionali). L’aumento è dovuto per un terzo a chi resta nella famiglia (il nido) di origine, rispetto al 2015 i “giovani in volo” hanno in casa oltre 400mila televisori in più. Quasi 9 famiglie giovani su 10 – con o senza figli – possiedono almeno una Smart TV. E i nidi giovanissimi sono quelli che, con maggiore frequenza (51% contro il 28% di media nazionale), hanno in casa più di una Smart TV. Nelle nuove abitazioni 4 TV su 10 sono 4K. E sì, anche le dimensioni dello schermo contano: il 36% delle TV dei giovani in volo e il 30% delle TV nei nidi giovanissimi sono oltre i 50 pollici, rispetto a una media nazionale del 19%.

«Quando rimangono nel nido d’origine – e sono molti i giovani che rimangono a casa a lungo, soprattutto se proseguono gli studi – i giovani godono delle risorse familiari, anche televisive. Quando spiccano il volo uscendo dalla famiglia d’origine, si assiste ad un alleggerimento e a una maggiore propensione verso il mobile. Quando però i giovani formano un nuovo nido, una propria famiglia, tornano in media come dotazioni domestiche e si dotano quasi tutti di televisore, connesso non solo a Internet ma anche all’antenna televisiva», commenta Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Doxa.

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