Audiovisivo europeo: servono almeno 2,89 miliardi di euro

Appello delle associazioni del settore cinematografico e audiovisivo europeo per destinare il 33% del budget totale del nuovo programma AgoraEU
Bandiere davanti al Berlaymont Building, sede della Comissione Europea (©European Union, 2025)

Il settore cinematografico e audiovisivo europeo necessita di un sostegno da parte dell’Europa che sia almeno pari alla quota destinata al settore dal programma MEDIA – Europa Creativa. In occasione del 35° anniversario del programma creato dall’Unione europea a sostegno del settore e ora sostituito da AgoraEU, le principali associazioni rappresentative dell’audiovisivo europeo chiedono interventi più specifici.

IL NUOVO PROGRAMMA AGORAEU
Il Programma AgoraEU, inserito all’interno del nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, ha integrato i programmi Europa Creativa e CERV (Citizens, Equality, Rights and Values) per creare maggiori sinergie in ambito culturale, audiovisivo e civico. Il nuovo programma si articola in tre assi, Europa Creativa Cultura, MEDIA+ e CERV+. Il comparto audiovisivo rientra nella sezione MEDIA+, che ha però ampliato l’ambito di azione includendo, oltre al cinema, l’audiovisivo e i videogiochi, anche il settore dell’informazione. Questo accorpamento è alla base delle criticità evidenziate dai produttori.

PER L’AUDIOVISIVO IL 33%
Come riporta l’appello delle associazioni, AgoraEU prevede un budget complessivo di 8,6 miliardi di euro, di cui 3,2 miliardi destinati a MEDIA+. Non esiste, però, una quota specifica dedicata al settore audiovisivo. Da qui la richiesta di riservare al comparto almeno il 33% del budget totale (almeno 2,89 miliardi), «al fine di mantenere l’equilibrio delle priorità politiche stabilito dall’attuale programma Europa Creativa», dove il programma MEDIA disponeva di un budget pari al 58% del totale (circa 2,44 miliardi di euro per il periodo 2021-2027) e che, come ricordano i firmatari, era uno «dei programmi finanziati dall’UE con minori risorse».

DIFFERENZE 
«Pur sostenendo pienamente la libertà di espressione, l’indipendenza del giornalismo e la lotta alla disinformazione», hanno spiegato le associazioni, «il settore cinematografico e audiovisivo ha missioni e modelli di business diversi rispetto ai media d’informazione. Di conseguenza, il comparto audiovisivo deve essere chiaramente distinto da quello dei media news, sia in termini di bilancio sia operativi». Le associazioni chiedono stabilità finanziaria, con una «dotazione identificabile, protetta e dedicata ai finanziamenti destinati al settore» e un budget più alto «per raggiungere gli obiettivi e rispondere ai bisogni emergenti del settore». Si chiede inoltre di applicare il criterio di «flessibilità» solo in casi di forza maggiore, al fine di tutelare la stabilità e la prevedibilità degli strumenti di sostegno del programma.

L’appello è stato firmato da ATC (Audiovisual Training Coalition), CEE Animation (Central and Eastern Europe Animation), CEPI (European Audiovisual Production Association), CICAE (International Confederation of Arthouse Cinemas Collective of Film Festivals), EPC (The European Producers Club), Eurocinema (Association de Producteurs de Cinéma et de Télévision), Europa Distribution (International Association of Independent Film Publishers and Distributors), Europa International (Association of European Film Sales Agents), FAME (Film and Audiovisual Markets in Europe), FERA (Federation of European Screen Directors), FIAD (International Federation of Film Distributors’ and Publishers’ Associations), FIAPF (International Federation of Film Producers Associations), FSE (Federation of Screenwriters in Europe), IVF (International Video Federation), UNIC (International Union of Cinemas) e SAA (Society of Audiovisual Authors).

Qui il testo completo: European Film and Audiovisual Sector Joint Statement – April 2026 (MEDIA Coalition)

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