Un piccolo giallo nella rilevazione degli ascolti negli Usa. Come riporta Variety, Nielsen ha deciso di sospendere temporaneamente la pubblicazione di Gauge, il report mensile degli ascolti su tv e schermi digitali. Al centro una “sospetta” inversione di tendenza tra gli ascolti su tv tradizionale e quelli in streaming.
STREAMING VS LINEARE: IL COLPO DI SCENA
La rilevazione di febbraio avrebbe dovuto essere pubblicata domani, 24 marzo, ma – stando a quanto dichiarato da Peter Naylor, Chief Client Officer di Nielsen, la diffusione sarà sospesa. La decisione si deve ai numeri dell’ultimo rapporto diffuso dalla società di rilevazione ai suoi clienti e che evidenziava un calo delle audience streaming. The Wall Street Journal cita i dati: 41,9% la quota di ascolti streaming e 47,4% la quota di tv lineare. Un dato che inverte quanto registrato a gennaio (47% streaming e 42,7% su lineare) e frutto di diversi mesi di crescita da parte dello streaming sulla visione cable e broadcast. La flessione avrebbe riguardato tutti i player del settore: 11% la quota di YouTube (12,5% a gennaio), 7,5% Netflix (da 8,8%) e 3,3% per Prime Video (da 4,1%). A crescere sarebbe stato solo Peacock, lo streamer di NBCUniversal che negli Usa ha trasmesso Olimpiadi invernali e SuperBowl.
CAMBIO DI METODOLOGIA
Un’inversione di tendenza che avrebbe fatto storcere il naso a più di un player del mondo streaming. Questa fotografia, che avrebbe sconcertato gli addetti ai lavori, sarebbe dovuta a un aggiornamento delle rilevazioni, con l’implementazione di nuovi dati che mostrano come le famiglie americane si connettono e consumano la tv, come vengono usati i device e condivisi gli account streaming e di e-commerce. Si tratta di Dash, ricerca sviluppata da NORC e ARF (Advertising Research Foundation) e basata su una metodologia ibrida che comprende interviste via telefono, web e faccia a faccia (10mila l’anno). Alla sua quinta edizione, l’analisi individua informazioni sui televisori nelle famiglie (brand, location, età, tipo di connessione) e provider, individuando inoltre dati sui consumi singoli e in co-viewing. La ricerca, ricorda The Wall Street Journal, è stata inglobata da Nielsen dopo che il Media Rating Council aveva chiesto di usare una fonte indipendente per ovviare ad alcune inesattezze sui dati demografici.
IL MONDO STREAMING NON È CONTENTO
Stando a quanto ricostruisce Variety, Nielsen aveva comunque informato i clienti del fatto che l’utilizzo di tali dati avrebbe potuto comportare un aumento «una tantum» dell’universo delle famiglie che guardano la tv via cavo e broadcast e una potenziale diminuzione del pubblico dei servizi streaming (tanto che la stessa società di rilevazione non si aspetta una ulteriore crescita della tv tradizionale). Questo però, è la ricostruzione di Variety, non sarebbe bastato per calmare i grandi player dello streaming, ormai di fatto protagonisti anche del mercato pubblicitario. Ora, quindi, la sospensione della pubblicazione: i dati Gauge di febbraio verranno pubblicati in aprile, usando però la metodologia applicata a gennaio (vedi foto).
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