Ascolti Ott: Barb risponde a YouTube

Justin Sampson, Ceo di BARB, commenta la decisione di YouTube e Google di fermare le rilevazioni: «Dobbiamo accettare un mondo in cui alcuni dei maggiori player finanzino sistemi di misurazione privati e si riservino il diritto di scegliere la propria versione dei fatti?»
©Barb, ©Youtube

Dopo l’addio di YouTube a Barb, con una lettera di diffida della controllante Google, il capo della società di rilevazione britannica interviene dalle pagine della testata The Media Leader.

In un articolo dal titolo Scegliere il futuro della rilevazione delle audience tv Justin Sampson, Ceo di Barb, scrive: «Gli eventi recenti hanno dimostrato ancora una volta che il futuro della misurazione dell’audience sarà plasmato meno da ciò che è possibile fare e più da quello che la nostra industria scegliere di misurare. E da chi è disposto a sottostare a regole condivise, anche quando i risultati sono scomodi».

La rilevazione, ricorda, «non è mai stato solo uno specchio dei comportamenti di visione. È parte dell’infrastruttura che plasma i mercati, indirizza gli investimenti e, in definitiva, influenza quale contenuto viene realizzato e chi serve. Consente ai legislatori e alle autorità di regolamentazione di ritenere le imprese responsabili nei confronti della società britannica».

SCELTE INFORMATE
Sampson sottolinea come abbondanza di dati a disposizione non significhi necessariamente più libertà, così come non significa «automaticamente» chiarezza. «Quanto tutto può essere misurato, dare priorità diventa più difficile. Quando ogni metrica è valida nella sua logica, la fiducia viene erosa». «Una scelta informata», sottolinea, «richiede standard condivisi, accordo sulle definizioni e volontà di dire che non tutti i segnali meritano attenzione. Collettivamente, ci serve più disciplina, non meno».

VERITÀ E FIDUCIA
«Una comprensione condivisa dei dati – nel nostro caso, la misurazione delle audience – fa funzionare il mercato». «Ci viene sempre più detto che verità molteplici sono inevitabili. Eppure, le verità dovrebbero essere riconciliabili e comparabili in modo indipendente per essere affidabili in tutto il sistema». E questo, ricorda, è fondamentale anche per la pianificazione degli investimenti pubblicitari.

E qui arriva il tema fondamentale:

«La domanda, quindi, è se progettare sistemi di misurazione per ottimizzare gli investimenti collettivi, oppure accettare un mondo in cui alcuni dei maggiori attori finanziano sistemi di misurazione privati e si riservano il diritto di scegliere la propria versione dei fatti, alle loro condizioni, e di controllare come gli altri possono interpretarla».

ESSERE LA TV, SENZA LE MISURAZIONI TV
Sampson smentisce che sistemi come Barb siano una struttura per preservare il passato, i vecchi modelli, ricordando i progressi effettuati proprio per la rilevazione degli ascolti. Tanto che – ricorda – tutti i player finora hanno adottato gli stessi standard. Il Ceo di BARB evidenzia il rischio di sistemi opachi, e di un loro predominio. «Se le metodologie diventano proprietarie, le definizioni passano attraverso lo scrutinio, e quando il successo è auto-dichiarato, la fiducia diventa vittima». Ma non solo, nel momento in cui alcune piattaforme si dicono oggi centrali nella visione televisiva esse – evidenzia Smith – dovrebbero anche assumersi la «responsabilità sociale e commerciale implicita». E, quindi, partecipare ai sistemi di misurazione indipendente cui partecipano gli altri attori. «È difficile sostenere l’equivalenza in termini di impatto commerciale e sociale resistendo al contempo all’equivalenza in termini di controllo», scrive.

LA SCELTA DI MERCATO
«La vera domanda», conclude, «non è se vogliamo misurare di più, più velocemente o in modo diverso. La domanda è se continuare a scegliere una currency di fiducia condivisa; una che ispiri fiducia, riduca i rischi di investimento, rifletta il pubblico per come è. Oppure vogliamo permettere che la fiducia venga erosa e la verità negoziabile?».

L’appello, infine, è a tutti i partecipanti del settore, «specialmente i più potenti», perché «accettino i limiti del controllo unilaterale in cambio della fiducia collettiva».

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