Documentari di inchiesta, coming of age innestati su racconti di criminalità, serial killer e tech crime. Se il crime è uno dei generi più forti per la serialità globale, cui anche l’Italia ha attinto traducendolo nelle sue diverse accezioni (da Gomorra a Suburra, passando per Rocco Schiavone fino ai toni a Imma Tataranni), ciò non significa che abbia esaurito le sue potenzialità. E a maggior ragione in un territorio come quello italiano ricco di casi, storie sospese, indagini dal finale aperto.
Ieri, martedì 7 luglio, al Palariccione, in quella che è la seconda tappa dell’Italian Global Series, sono stati presentati i cinque progetti finalisti di Pitch Crime, il concorso promosso da APA e dedicato allo sviluppo di progetti seriali crime, pensati per l’audiovisivo italiano e internazionale.
L’ITALIA TRA CRIME E TRUE CRIME
Il concorso Pitch Crime è rivolto a società di produzione che abbiano già prodotto opere cinematografiche, ma non televisivi. I titoli sono stati presentati attraverso uno speech di qualche minuto alla giuria di professionisti e alla platea dell’Italian Global Series (a moderare, Rudy Buttignol), che hanno quindi potuto commentare e approfondire aspetti di quelli che sono progetti alle prime fasi di un potenziale sviluppo. Diversi per approccio e struttura, i cinque progetti finalisti si muovono tra le sfumature dei sottogeneri che vanno a comporre l’offerta di genere, dove talvolta i confini tra la scrittura del racconto di finzione e la traccia documentaristica vanno a perdersi. Appartengono alla serialità tout court, con l’ambizione di trasformarsi in progetti pluristagionali Kanun e Il cane. Il documentario è la linea scelta da La traccia nascosta. Geometria di un sequestro e Il giornalista più scomodo, mentre si muove un quel filone della docuserie Bloody Soap Opera (working title). Emerge dunque la forte attinenza alla storia italiana, individuando vicende poco conosciute o cercando nuovi punti di vista su altre ben note (da qui la necessità di un forte punto di vista da una parte per dare un ordine chiaro al racconto e dall’altra per evitare l’effetto già visto), ma ci sono anche richiami all’attualità e alla storia più recente, ancora oggi poco indagata. Starà alla giuria evidenziare criticità e opportunità di sviluppo dei progetti. Il titolo vincitore sarà premiato con un contributo di 20mila euro per lo sviluppo della Bibbia di Serie e riceverà inoltre il Maximo Award.
Ideata come una serie 6×50, Kanun (Eliofilm) prende il titolo dal codice di diritto orale albanese, basato sui concetti di onore e parola data (besa), ospitalità e la faida di sangue (gjakmarrja). Al centro, un ragazzo di origine albanese, italiano di seconda generazione, che scopre di essere figlio di un capo della mafia albanese, con tutto quello che ne consegue, tra accesso (suo malgrado) alla criminalità organizzata che dall’Albania si dirama in Italia (che per la popolazione albanese fu dagli anni ’90), senso di appartenenza e desiderio (se non necessità) di comprendere la propria identità. Il dietro le quinte della criminalità organizzata diventa quindi il mezzo per raccontare un coming of age.
È un crime psicologico dalle sfumature tech Il cane (Tommaso Romanelli). Concepita come una serie da 6 episodi, la storia parte con l’omicidio di un miliardario nel corso di una convention in Bocconi. A sparare è un cane robot dotato di intelligenza artificiale autonoma, costruito da una startup da lui finanziata. Un’investigatrice dell’Interpol indaga sul caso che ha già un primo sospettato, il cofondatore della startup artefice egli stesso dell’arma del delitto. La serie, dunque, sfrutta i meccanismi di uno dei classici tropi del thriller, quello della caccia all’uomo, per poi virare sul dramma satirico, illustrando le devianze della cultura capitalista e sul ruolo sempre più dominante della tecnologia (in particolare la robotica e l’IA) sull’essere umano.
Ci si sposta in ambito documentario con La traccia nascosta. Geometria di un sequestro (4×40’) di Federico Zatti. La serie vuole aprire una nuova prospettiva sul caso Aldo Moro, riprendendo l’inchiesta dello stesso Zatti che, a partire dal ritrovamento in un covo brigatista di un disegno ipotizza che il covo dove Moro fu imprigionato non fu quello individuato dalle indagini ufficiali, bensì un altro, aprendo dunque a nuove ipotesi e ricostruzioni su chi e cosa si celi davvero dietro il rapimento e la morte del politico. La sfida è dunque quella di trovare un nuovo taglio a quello che ancora oggi viene considerato un mistero italiano. L’obiettivo è essere pronti per il 50° anniversario della morte di Moro, il 9 maggio 2028.
È un’indagine che percorre decenni, unendo cronaca nera e malagiustizia Il giornalista più scomodo di Sonne film. Si tratta di un racconto complesso, quello proposto da Giangiacomo De Stefano: da una parte, la storia del giornalista Gennaro De Stefano (suo padre), incastrato per possesso di droga da un poliziotto a causa delle sue posizioni su Michele Peruzza, il cosiddetto mostro di Balsorano, da lui ritenuto innocente. Il racconto si dipana dunque su più livelli: la ricostruzione del colpo micidiale alla carriera del giornalista (una sorta di caso Tortora), le domande sospese sul delitto di Balsorano (l’omicidio della piccola Cristina Capocitti fu confessato inizialmente dal cuginetto che poi accusò il padre, Peruzza. L’uomo fu condannato, ma nel corso di un processo-satellite una perizia dimostrò che il figlio non avrebbe potuto vederlo compiere il delitto. Peruzza morì in carcere dichiarandosi innocente). Sulla vicenda si innesta poi l’indagine di una poliziotta, Fortuna, chiamata proprio a indagare sul commissariato del caso De Stefano, contribuendo quindi al racconto delle prime donne al comando (e in questo caso isolate) nelle forze di polizia italiane.
Il quinto progetto si muove nel filone seriale che unisce verità storica e fiction. Il titolo provvisorio del progetto è Bloody Soap Opera. Proposto da TILE Storytellers. Si tratta di 6 puntate da 50 minuti per raccontare le vicende di Leonarda Cianciulli, conosciuta come la saponificatrice di Correggio. La storia vera della serial killer italiana (uccise tre donne usandone i resti per produrre il sapone) viene raccontata sfruttando il meccanismo della detection, ipotizzando le indagini di un ispettore in qualche modo legato al figlio delle vittime. Cianciulli agì agli inizi degli anni ’40, permettendo così di offrire uno spaccato di quella che fu la sanguinosa e complessa transizione dell’Italia dalla monarchia, il fascismo e la repubblica. Il riferimento più immediato è l’antologica Monster di Ryan Murphy e se si considera che l’autore statunitense sta producendo la nuova stagione dedicata a Lizzie Borden, un caso “italiano” potrebbe essere la risposta.
Aggiornamento (09/07/2026):
Il progetto vincitore è Kanun di Eliofilm.
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