Agenti dello spettacolo: in Francia mercato concentrato

L’Autorité de la Concurrence propone delle raccomandazioni per incrementare la concorrenza nel settore
Call My Agent/ Dix pour cent, la serie comedy francese dedicata al mondo degli agenti dello spettacolo (©Netflix)

Gli amanti della serialità internazionale e del metacinema conosceranno probabilmente Call my agent, la comedy francese dedicata al mondo degli agenti dello spettacolo oggi disponibile su Netflix e adattata anche in Italia da Sky. Il titolo originale, Dix pour cent, richiama proprio la commissione, il 10%, che ogni agente riceve sul compenso del proprio artista assistito. Ecco, il mercato della gestione dei talenti è stato recentemente al centro di un’indagine da parte dell’Autorité de la Concurrence, l’Antitrust francese. Il risultato, un mercato altamente concentrato con rischi anche per la qualità dell’audiovisivo.

LE PREMESSE
L’Antitrust francese entra in gioco su richiesta dell’Assemblée National relative aux violences commises dans les secteurs du cinéma, de l’audiovisuel, du spectacle vivant, de la mode et de la publicité (l’Assemblea nazionale sulle violenze commesse nei settori del cinema, dell’audiovisivo, dello spettacolo dal vivo, della moda e della pubblicità). La domanda era di valutare il funzionamento della concorrenza nel settore.

L’analisi sul mercato della gestione dei talenti in Francia a cura dell’Antitrust francese

AGENTI, UN SETTORE CONCENTRATO E CON POCA CHIAREZZA
È la prima volta, spiega l’Antitrust, che un’autorità amministrativa esamina il settore in modo cosi approfondito. Sulla base delle evidenze, il settore della gestione dei talenti in Francia risulta concentrato su due agenzie principali: la Adéquat/Artmedia e la UBBA. Questa situazione ha delle conseguenze negative per l’industria cinematografia e audiovisiva, «crea dei colli di bottiglia nel processo di casting e può influire sulla qualità dei servizi forniti agli artisti e aumentare i rischi di conflitto di interesse». Ulteriore criticità riguarda il fatto che gli accordi siglati dalle agenzie con gli artisti abbiano spesso una base verbale e si fondino sul principio di esclusiva. Un altro capitolo è proprio quello del compenso dell’agente, il famoso 10% sul compenso lordo dell’artista. Tale cifra si basa su una legge del 1971 (e mai più aggiornata) e viene versata dai produttori all’agente stesso, «il che significa che gli artisti non sono necessariamente a conoscenza che tale cifra sia dedotta dalla loro remunerazione». Pare inoltre che la maggior parte di essi non sappia che possa essere rinegoziata al ribasso.

LE MISURE
Alla luce della fotografia del mercato, l’Autorità ha proposto alcuni suggerimenti, che vanno nella direzione di una maggiore trasparenza e chiarezza delle regole. L’Antitrust ha ritenuto poco efficace la proposta della commissione d’inchiesta di introdurre una certificazione professionale o l’innalzamento dei requisiti in termini di formazione («non contribuirebbero ad alleviare l’elevato livello di concentrazione del settore»). Invece, suggerisce «una più ampia adozione dei vari meccanismi che facilitano il contatto diretto tra artisti e produttori». Si raccomanda inoltre di aggiornare il tetto del 10%, rimasto invariato dal 1971. Inoltre, «raccomanda di fornire agli artisti informazioni più complete» sulla possibilità di fissare un’aliquota inferiore. Ulteriore suggerimento riguarda «la necessità di migliorare le informazioni fornite agli artisti in merito alle condizioni dei contratti di agenzia, in particolare per quanto riguarda i servizi da fornire, al fine di promuovere la concorrenza nel settore. A tal proposito, (si) invita gli agenti ad adottare come prassi standard contratti di agenzia scritti».

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