Agcom: nella Relazione annuale i timori per l’IA

La televisione si conferma “gigante indiscusso” del settore dei media tradizionali, ma le piattaforme globali incombono sempre di più
Giacomo Lasorella, presidente di Agcom (©Agcom)

C’è uno spettro nella Relazione annuale 2026 di Agcom, presentata il 14 luglio presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera. Quello spettro riguarda l’intelligenza artificiale, tema dominante nell’introduzione e conclusione dell’intervento del presidente Giacomo Lasorella. Tanto che, ha annunciato il presidente, oggi – mercoledì 15 luglio – si terrà la prima riunione del tavolo di consultazione tra piattaforme ed editori per affrontare «sul piano volontario (ferma restando la competenza, che per gran parte dei profili di interessa, è europea, i temi relativi all’impiego dei contenuti giornalistici da parte delle piattaforme digitali, anche eventualmente con riferimento alle applicazioni di intelligenza artificiale generativa, nella prospettiva di individuare soluzioni condivise in termini di trasparenza e di equa remunerazione».

«Nel tempo dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi, la questione decisiva non è quanto sia rapida l’innovazione, ma in quale direzione venga orientata». Nelle sue conclusioni, Lasorella cita il primo rapporto del Comitato di esperti sull’intelligenza artificiale dell’Autorità: «le autorità indipendenti oggi sono chiamate a svolgere la loro funzione “in un ecosistema digitale dove le asimmetrie di potere, di informazione e di capacità si sono moltiplicate in modo esponenziale”».

La ridefinizione dei mercati tocca naturalmente il settore dei media nazionali: i ricavi 2025 poco sopra i 12 miliardi di euro, con una flessione dello 0,6% su base annua. Flessione anche per i ricavi pubblicitari: -2,9%. Il calo coinvolge tutti i mezzi a eccezione della radio. Domina la televisione, «il gigante indiscusso del settore dei media tradizionali”, con il 74,1% delle risorse totali e ricavi per 8,9 miliardi di euro (+0,6%). In particolare, le offerte a pagamento rappresentano la quota maggiore di finanziamento (43,6%), seguite da pubblicità (34,5%, in flessione) e fondi pubblici, tra cui il canone Rai (21,9%). Il 67% del mercato media è in mano a tre operatori: Rai (26,6%), Comcast/Sky (22%) e Fininvest/Mediaset (18,5%).

Crescono però le piattaforme globali (Netflix, Amazon e Disney+, per esempio) che oggi contano per il 23,3% delle risorse totali. La crescita delle piattaforme è confermata anche dalle quote del Sic, che vede Aplphabet/Google in seconda posizione dopo Rai. E, ancora, dal ruolo delle piattaforme sul mercato della pubblicità online, che segna una raccolta di 7 miliardi di euro e una crescita del 12,2%, ampliando il divario con la raccolta pubblicitaria tradizionale (5 miliardi circa).

© RIPRODUZIONE RISERVATA
In caso di citazione si prega di citare e linkare tivubiz.it