Il Consiglio di Agcom ha approvato le nuove Linee guida per garantire la prominence dei servizi di media audiovisivi e radiofonici di interesse generale (SIG) che sostituiscono le precedenti Linee guida, adottate con la delibera n. 390/24/CONS. Queste Linee guida si applicano a dispositivi quali smart tv, decoder, box set, autoradio e sistemi di in-car infotainment, radio domestiche e portatili.
PROMINENCE: I CRITERI
Le Linee guida SIG definiscono i criteri di qualificazione di un servizio come “di interesse generale”, assicurandone «un adeguato rilievo su qualsiasi strumento di ricezione e tramite qualsiasi piattaforma, e individuano i dispositivi e le interfacce utente interessati dalle misure, nonché i destinatari delle previsioni e le relative modalità di implementazione». Si prevede che sia fornita rilevanza ai SIG su tutti i dispositivi e le interfacce utente che consentono l’accesso a tali servizi, tra cui i televisori connettibili a Internet, i decoder, i dispositivi quali dongle e box set.
Oltre all’icona che consente di accedere ai canali del digitale terrestre si prevede l’introduzione, all’interno di un rail in home page con questa configurazione:
- icone dei 5 fornitori dei SIG nazionali distribuiti online RAI, RTI, La7, Sky Italia e Warner Bros. Discovery Italia;
- icona “Tv locali” per accedere ai SIG distribuiti a livello locale;
- icona “Nazionali” che consente di accedere agli altri SIG nazionali;
- icona “Radio” che consente di accedere ai SIG radiofonici distribuiti online e fruibili dagli schermi televisivi.
È stata inoltre accolta la richiesta di includere nel paniere dei SIG tutti i servizi radiofonici broadcast analogici e digitali sui dispositivi installati sulle automobili, «in quanto costituiscono un servizio gratuito e universale».
IL NO DELLA COMMISSARIA GIOMI
Le linee guida sulla prominence sono state approvate con il voto contrario della commissaria Elisa Giomi, che ha criticato soprattutto l’interpretazione di Agcom al concetto di “interesse generale”. In un post su LinkedIn scrive: «Da un confronto europeo nessun paese sembra aver seguito l’approccio italiano di considerare servizi di interesse generale quelli di chi si limita a trasmettere in chiaro contenuti generalisti. E non stupisce: “in chiaro” non è sinonimo di gratuito, dal momento che il pubblico paga in termini di interruzioni pubblicitarie. Quindi si tratta di programmazione commerciale.
E quasi mai una programmazione commerciale e “generalista” è considerabile di interesse generale, obiettivo che al contrario rappresenta un fallimento di mercato perché coincide con la promozione della coesione sociale e territoriale, la tutela del pluralismo informativo, la divulgazione culturale e altri principi di cui le aziende private non sono tenute a farsi carico. Anziché fornire ai broadcaster in chiaro un accesso privilegiato alla home delle smart TV – peraltro senza pagare nulla come invece richiesto a tutti gli altri attori di mercato tipo RaiPlay, Youtube, Netflix, Prime Video, Disney, ecc. – l’arbitro dovrebbe fare l’arbitro, agire secondo dottrina e stabilire criteri imparziali e trasparenti.
In assenza di questi, assisteremo ad una sorta di esproprio nazionalpopolare della vetrina delle nostre smart TV. Come se un canale locale zeppo di televendite e canzoncine fosse automaticamente di maggiore interesse generale di uno streamer globale dall’offerta ampia e diversificata…»
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