Se si va a pagina 22 di questo numero di Tivù, dove pubblichiamo i risultati dell’ultima edizione del Top 100 Travelling Scripted Formats di K7 Media, si scopre che negli ultimi cinque anni l’unico contenuto seriale italiano che abbia prodotto delle versioni locali nel mondo è DOC-Nelle tue mani. L’adattamento della serie Rai/LuxVide di successo, interpretata da Luca Argentero è infatti alla terza stagione sulla FOX statunitense (disponibile su Sky in Italia), ed è alla prima in Grecia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Russia, India, Turchia e Messico. Per intenderci, tra i 100 titoli segnalati, solo per limitarci all’Europa, almeno 4 sono francesi, 5 spagnoli, 3 olandesi, ben 7 tedeschi e 10 del solito Regno Unito. A dire il vero, pare sfuggito ai ricercatori di K7 Media l’adattamento nel 2025 di Mare fuori in Spagna da parte di Antena3, ma il risultato non sarebbe cambiato di molto.
Verrebbe da chiedersi le ragioni di tale situazione. Forse dipende dal fatto che in Italia la produzione ha un’impronta più artigianale che industriale. Il che è probabile, ma siamo sicuri che questo possa valere per tutto e per tutti? Dagli anni Novanta in poi, i decenni d’oro in cui è stata scritta la gloriosa storia della fiction italiana, a contribuire non poco alla sua valorizzazione sono stati format spagnoli del calibro di Un medico in famiglia, I Cesaroni, Raccontami e Braccialetti rossi, solo per citarne alcuni. Peccato non poter dire altrettanto dei formati italiani all’estero. Ancora meglio sarebbe stato se la nostra industria fosse riuscita a esprimere un genere, un prototipo industriale riconoscibile come italiano all’interno del panorama della fiction globale. Allo stato dell’arte non esiste un mood, individuabile dagli operatori e anche dal pubblico, che porti il marchio di fabbrica della Penisola. Che so, sul genere della soap opera nordamericana, della telenovela sudamericana, del dizi turco e del k-drama coreano.
Per la verità, dalla Piovra in poi in Italia si sono prodotti diversi titoli che hanno raggiunto il successo internazionale, ma nessuno che abbia figliato lasciando in eredità un genere vero e proprio declinabile oltre i confini nazionali. Certo, nell’audiovisivo sussiste innegabilmente una forte componente di imponderabilità, ma ragionare a livello di sistema economico e creativo non sarebbe stato (e non lo sarebbe ancora) impossibile. A maggior ragione se si considera che nel nostro Paese i talenti creativi non sono certo mancati.
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