Numero più che speciale – specialissimo – quello di Tivù di luglio-agosto. Perché contiene la seconda edizione, la prima era stata nel lontano 2007, del Chi è chi della televisione italiana 2026. Che, se raffrontato a quello di diciannove anni fa, offre un panorama letteralmente stravolto in termini non solo di nomi, facce e ruoli, ma soprattutto di modelli di business. Si direbbe che più che in un altro mondo siamo planati in una nuova galassia. Dopo di che, il numero contiene anche la terza edizione del focus che punta i riflettori sui talenti che hanno fatto la differenza nella stagione 2025-2026.
E qui invece la situazione risulta più stazionaria. Con la differenza però che stavolta non ci è sembrato di aver individuato almeno un personaggio televisivo che sia riuscito a dire e fare cose nuove in tv e per la tv. A parte, va detto, il “solito” Fiorello, già protagonista della nostra copertina speciale “The Winner is…” 2023-2024. Il quale solo in apparenza sembra fare lo stesso programma, perché – in realtà – La pennicanza/ La mattinanza e il precedente Viva Rai2! sono diversi: hanno in comune “solo” gli ingredienti, con Fiorello come elemento principe. A guardare da vicino la resa del programma sorge spontaneo chiedersi come faccia lo showman a restare di gran lunga più rilevante della media degli altri talenti televisivi. La risposta sorge dal fatto che, oltre a farla, lui la tv la studia, come hanno insegnato i Baudo, i Costanzo, i Bongiorno, i Corrado, gli Arbore. Mentre nelle interviste i suoi colleghi si vantano con sufficienza di non avere tempo da dedicarle (il refrain di alcuni è “la tv è come la c….a si fa ma non si guarda”), nei suoi commenti in tv e sui social si capisce come Fiorello macini ore e ore di visione, di ogni genere, durata, nazionalità e piattaforma. Finendo col non farsi scrupoli nel commentare programmi Rai come quelli Mediaset, Sky o Netflix o Prime Video.
La verità è che è proprio l’aver introiettato questo “studio” e mestiere (oltre all’indubbio talento naturale) a dare ai suoi programmi quell’afflato di contemporaneità che li rende trasversalmente rilevanti in radio, in tv, sui social. La stessa rilevanza che rende Fiorello credibile quando si è spinto a dire che se la Rai intende diventare veramente una media company deve cambiare tutto, mandare a casa vecchi personaggi come lui e altri, e cancellare programmi datati come Ballando con le stelle, Sanremo, L’eredità, Affari tuoi, concludendo: «Idee nuove, intelligenza artificiale, robot, questa deve essere la Rai!». Un reset totale che, partendo da quella che viene definita “la maggior azienda culturale del Paese”, dovrebbe via via propagarsi agli altri player. E invece?
Invece, dalle anticipazioni sull’offerta 2026-2027 che i vari operatori stanno preparando in queste settimane, temiamo che lo showman avrà presto una sonora delusione: «Sono almeno vent’anni che ci stanno proponendo gli stessi programmi. Posso preannunciarvi già da ora che l’anno televisivo comincerà con Ballando con le stelle, poi ci sarà Amici di Maria De Filippi, C’è posta per te, Tale e quale, che indovinate? È sempre tale e quale. Tutti gli anni la stessa programmazione da vent’anni. E poi c’è Sanremo, il solo rito televisivo rimasto in vita», ha detto al Salone del Libro di Torino. Dove il pubblico in platea ha riso di gusto, ma coloro che la tv la fanno dovrebbero invece farlo decisamente meno.
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